Laureatosi in Giurisprudenza nel 2015, Giovanni D’Avino è giornalista pubblicista dal 2016. Praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere, nel dicembre 2012 entra a far parte di SpazioMilan.it, per il quale attualmente svolge il ruolo di Coordinatore di redazione. Da alcuni anni collabora anche con il settimanale calcistico Corriere del Pallone.

Sei giorni fa il Milan ha voltato pagina: dopo meno di un anno e mezzo dal suo approdo in panchina e a pochi mesi dal rinnovo di contratto firmato in estate, il club rossonero – con un forte impulso dalla proprietà cinese – ha deciso di esonerare Vincenzo Montella. Chi scrive, pur maturando un innegabile dispiacere per l’”uomo” – a cui va dato merito di non essere mai finito sopra le righe e di aver nutrito sempre una sincera passione per i colori rossoneri – ammette che il sentimento di cui sopra viene decisamente meno quando il focus si sposta sul Montella “allenatore”. L’Aeroplanino forse non aveva contro (tutto) lo spogliatoio, e probabilmente nemmeno la dirigenza (“Non sono riuscito a litigare con lui nemmeno quando gli ho comunicato l’esonero“, ha ammesso il ds Mirabelli), ma è innegabile che avesse perso completamente la cognizione della realtà che lo circondava. Quel continuo ritornello “Stiamo migliorando, risaliremo” alla fine dei tanti passi falsi in campionato, era l’esatto opposto di quello che realmente stava accadendo. Al ventisei novembre il Milan era, potenzialmente, a -14 dal quarto posto, con l’aggravante di aver investito oltre duecento milioni sul mercato. No, Vincenzo, quello non era “il percorso giusto”: comunque buona fortuna per il futuro.

Il successore di Montella, il Milan se l’è trovato praticamente in casa: quel Gennaro Gattuso da luglio scorso allenatore della Primavera. A molti, me compreso, la scelta di mettere la leggenda “Ringhio” sulla panchina della maggiore delle squadre giovanili aveva già allora dato l’impressione di una sorta di “paracadute” predisposto dalla società per far fronte ad eventuali “catastrofi sportive” (per usare un termine caro all’ex CT Ventura). Tra poco più di quattro ore Rino debutta in casa dell’ultima in classifica, portando con sè l’enorme bagaglio di esperienze da giocatore prima ed “allenatore da situazioni complicate” poi. Conte o non Conte a giugno, l’augurio di tutti i milanisti è che l’ex numero otto non venga risucchiato nelle sabbie mobili che hanno già mietuto, come vittime illustri, gli ex compagni Seedorf, Inzaghi e Brocchi.

Al suo primo allenamento, Gattuso non ha certo trovato una squadra al massimo del morale, ma probabilmente c’è un elemento della rosa rossonera che più di tutti manca di serenità da qualche mese a questa parte: Jack Bonaventura, uscito contro il Torino polemizzando con Montella per la scelta di toglierlo a venti dalla fine col risultato ancora sullo 0-0. L’ex Atalanta si è poi scusato col diretto interessato, ma in lui resta il nervosismo soprattutto per non essere riuscito ad incidere come aveva fatto nelle due precedenti annate in maglia rossonera, quando faceva la differenza in campo. Lo strappo muscolare che lo ha tenuto ai box per quattro mesi ha certamente fatto la sua parte, ma il discorso è più generale: paragonando le prime quattordici dello scorso campionato con quelle di quest’anno, si noterà infatti che i numeri sono impietosi. A quel punto, Jack le aveva giocate tutte – segnando due reti e fornendo due assist – mentre quella di una settimana fa contro il Torino era solo la nona partita in Serie A e le caselle dei bonus sono ancora vuote. Colpa degli infortuni, certo, ma anche di una posizione in campo – quella di mezz’ala nel 3-5-2 – poco congeniale alle sue caratteristiche. Quest’oggi Gattuso lo riporterà sulla fascia, da esterno sinistro nel tridente offensivo con Kalinic e Suso, con l’obiettivo di ripartire con rabbia e cattiveria per far riemergere quelle qualità che lo hanno portato ad essere, con oltre cento presenze e quasi cinquanta tra gol e assist – uno dei giocatori più decisivi della recente storia di Via Aldo Rossi.

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