La prima settimana dell’era Gattuso volge al termine. Lunedì la nomina, martedì la conferenza stampa, poi solo allenamenti massacranti. Le immagini del guerriero che corre in campo o che si scambia effusioni con Joe Jordan, hanno fatto vedere quello che è il suo spirito. Ma adesso che l’esordio a Benevento si avvicina, scrive La Gazzetta dello Sport, le domande volgono su quale sarà il gioco del Milan.

Per farsi un’idea, il modo più semplice è riferirsi ad una partita di quella che fu la sua Primavera. Per il valore dell’avversario, non per il risultato (unica partita persa negli ultimi due mesi e mezzo), Milan-Juventus è la più adatta. La presenza scenica di Rino è enorme: urla, sbraccia, incita, si fa sentire. Tatticamente, i suoi ragazzi si schierano con un 3-4-3, come probabilmente accadrà a Benevento. Il Milan cerca sempre l’aggressività, tuttavia a volte gli attaccanti sono troppo soli. Quello che conta è l’approccio: in fase di non possesso, le punte arretrano fino alla propria metà campo per dare una mano. Gli spazi chiusi agli avversari certamente rappresentano un pregio, la difficoltà nel puntare l’area avversaria un difetto. Gli esterni di centrocampo, rientrano in difesa per coprire, formando così una linea a cinque.

La versatilità di Gattuso si vede sia nell’atteggiamento, quando i suoi giocatori alternano fasi di attesa a fasi di pressing molto accentuato, sia nella tattica. Se ci fosse la necessità di cambiare la partita, il centrale di difesa si alza a play di centrocampo, con la linea arretrata che passa a quattro. In conclusione, il Milan subisce poco, creando comunque poco. Gattuso è un allenatore a predisposizione difensiva, tuttavia a Benevento il Milan parte con i favori del pronostico, e dovrà fare la partita.