Sul primo punto conquistato dal Benevento con il gol di Brignoli si sono scritte ormai tonnellate di pagine. Una gara e un gol che chissà quando ricapiteranno e che ovviamente rimarranno il simbolo di questa ennesima stagione tormentata del Milan. Il Diavolo è in balia degli eventi e appare incapace di reagire che in gergo calcistico si traduce nell’insofferenza al gol.

Kalinic si è sbloccato, è vero, ma la manovra offensiva dei rossoneri è ancora molto arrugginita. Il tridente difficilmente punge, quasi mai parte in velocità e raramente è decisivo in area di rigore. Sembra quasi che i giocatori abbiano paura a essere pericolosi, non sanno cosa fare in prossimità della porta e l’area di rigore è come se avesse un’aria rarefatta, manco fossimo a migliaia di metri di altitudine. Per alcuni il problema sta negli uomini, Bonaventura e Suso non possono fare gli esterni d’attacco. L’ex Atalanta, gol a parte, è apparso in grande difficoltà, così come lo spagnolo che si è intestardito in milioni di dribbling senza riuscire mai a trovare il guizzo. Troppo statici e poco dinamici, oltre a una condizione fisica non ottimale. Per altri, e il discorso è molto collegato, è un problema di modulo. Sono ormai molte le voci che invocano un ritorno al 4-3-1-2, vedendo il doppio centravanti come la soluzione più veloce al problema del gol.

La mancanza di risultati incide parecchio, nella testa dei giocatori che se non hanno abbastanza carisma si fanno trascinare via e nel fisico. Anche Gattuso ha evidenziato un evidente calo nel finale del match del Vigorito. Manca la fame sotto porta, il killer instict e la voglia di determinare che fa vincere le gare più difficili e bloccate. Il Natale si avvicina e i tifosi aspettano sostanzialmente due regali da questo gruppo: gol e cattiveria, elementi fino a questo momento quasi sconosciuti dalle parti di Milanello. Il lavoro di Ringhio appare tutt’altro che semplice.