Una buona dose di responsabilità, circa l’esonero di Vincenzo Montella, ricadono su Nikola Kalinic. Seppur in maniera del tutto indiretta. I contrasti tra l’ex tecnico e Mirabelli nascono proprio sul centravanti croato. Secondo Tuttosport, dopo che il ds si è presentato a Milanello con Andrè Silva, Montella si è impuntato per avere Kalinic. L’Aeroplanino non aveva la certezza che Silva sarebbe diventato un attaccante da venti gol, e il suo acquisto chiudeva le porte all’arrivo del superbomber. Nelle idee di Montella, Kalinic sarebbe stato la certezza in termini realizzativi, nella realtà il croato è la controfigura del centravanti ammirato a Firenze.

Con Gattuso in panchina si riparte da zero. Il tecnico rossonero non ha già allenato Kalinic, non lo ha voluto e quindi non ha debiti di riconoscenza. Il croato dovrà guadagnarsi in settimana il suo status di titolare. Dopo l’uscita dal campo nel match contro il Torino, accompagnata dai fischi di San Siro, il turno fuori casa può rappresentare una ghiotta occasione per rilanciarlo. Per questo, a Benevento, dovrebbe toccare ancora a Kalinic. In settimana è previsto anche l’ultimo impegno del girone di Europa League, a Rijeka: l’allenatore potrebbe sfruttare l’appuntamento europeo per testare il modulo a due punte, Andrè Silva e Cutrone. L’idea di Gattuso è proprio questa: ritrovare la vena realizzativa di Kalinic e provare il modulo a due punte, riservandosi poi di scegliere la soluzione migliore per il futuro del Milan.

L’aver utilizzato 23 formazioni diverse in 23 partite ufficiali, è uno dei capi d’accusa più pesanti rivolti a Montella; Gattuso non vuole cadere nello stesso errore, anche se ha dichiarato che le sue decisioni saranno figlie di ciò che vede in allenamento. Per capire come giocherà il Milan targato Gattuso basta osservare quella che fu la sua Primavera: nel 3-4-3 il ruolo di bomber sarà affidato a Kalinic, ma è tutta la squadra a dover cambiare atteggiamento, e giocare come se fossero undici Gattuso.