Il vero dilemma della commissione UEFA non è tanto il piano presentato da Fassone, quanto la solidità della proprietà Manca soltanto l'ufficialità, ma le voci in tal senso derubricano la riunione di domani ad una mera formalità: l'UEFA sta per bocciare il piano presentato dal Milan in tema di Voluntary Agreement. Attenzione però: ad essere messo in discussione è sì il piano presentato da Marco Fassone, ma soprattutto la solidità della proprietà cinese. In soldoni (e visto il tema la semplificazione è lecita) l'UEFA non si fida di Yonghong Li e nemmeno Fassone è stato in grado di dimostrare che del presidente cinese ci si può fidare. Come ricostruito da Il Sole 24 Ore, il comitato UEFA avrebbe dedicato molte delle 30 domande sottoposte alla delegazione rossonera guidata da Fassone alla consistenza del patrimonio di Yonghong Li e alla capacità del nuovo presidente di garantire una certa continuità al progetto societario. Interrogativi al quale Fassone non sarebbe riuscito a fornire una risposta esauriente e definite dallo stesso a.d. «richieste impossibili». Ad aggravare la situazione del club di via Aldo Rossi in seno alla UEFA avrebbe contribuito anche l'inchiesta del New York Times sull'impero minerario di Yonghong Li. Insomma, l'oggetto della discussione di oggi è il Voluntary Agreement, ma le perplessità di fondo riportano da mesi alla stessa domanda: chi è Yonghong Li? 
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