Mentre il Milan sarà impegnato stasera in trasferta sul campo del Rijeka, la società si confronta per il futuro Gli effetti di questa lunga stagione stanno pian piano venendo a galla per il Milan. Secondo quanto riportato da "La Gazzetta dello Sport", la società avrà un primo confronto con Elliott, il fondo americano che entro l’ottobre 2018 aspetta la restituzione del prestito di 303 milioni - più interessi - che nell’aprile scorso fu necessario a Mr Li a compiere l’acquisizione del Milan. La partita è dunque più lunga ma non così tanto, l’obiettivo della società è in questo caso quello di estenderla anche ai supplementari: evitare scadenze decisive nel prossimo anno e allungare la possibilità del rifinanziamento al 2023. NUOVI IMPEGNI - Per questo il club ha firmato un accordo con BGB Weston, advisor londinese, che si è preso l’impegno di trovare nei prossimi due mesi una banca o un altro fondo che sia più paziente di Elliott, al quale subentrerebbe, disposto ad attendere la copertura del prestito per cinque anni, anni in cui il club potrebbe incontrare un socio di rilievo con cui condividere il capitale azionario. I tassi di interesse resterebbero simili: con gli americani l’ammontare era stimato in 50-60 milioni, che verrebbero comunque versati. La cifra complessiva (ora più alta) chiesta dal Milan al nuovo istituto comprenderebbe anche una somma da destinare alla gestione del club. In caso di mancato saldo, Elliott sarebbe infatti destinato a diventare il nuovo proprietario del Milan, per gestirlo direttamente – e l’ipotesi dentro al fondo inizia a lusingare qualcuno – o a rivenderlo. Ipotesi che verrebbero cancellate se il club sottoscrivesse un nuovo contratto di rifinanziamento: BGB ha già un cliente pronto all’operazione – si parla di Highbridge Capital Management, banca d’affari americana – con cui in queste settimane sta completando l’operazione di due diligence, cioè di analisi dei conti. Le prossime quattro diranno se l’operazione di sostituzione vera e propria si farà. I CONTI - L’altro obiettivo è quello di mettere in sicurezza i conti: i prossimi mesi saranno cruciali. Ciò è emerso anche dall’ultima assemblea dei soci del 13 novembre scorso, in cui è stato approvato il «bilancino» al 30 giugno con una perdita consolidata di 32,6 milioni in modo da passare dall’anno solare a quello sportivo. Con la Champions ormai lontana, sarebbe probabile il sacrificio di uno o più top player - già confidato anche dall’a.d. Fassone - o di coloro che possano garantire una plusvalenza. Intanto è arrivato l’ultimo versamento di Li Yonghong, per un totale di 49 milioni dei 60 previsti dall’aumento di capitale di maggio (più altri 60 che il Cda può chiamare all’occorrenza); la tranche finale è attesa entro giugno. Fassone aveva poi illustrato ai piccoli azionisti come la società preveda il pareggio di bilancio nel terzo anno di gestione, quindi nel 2020, anno in cui potrebbe verificarsi anche lo sbarco in una Borsa orientale, con utili che secondo l’a.d. rossonero arriverebbero dall’annata successiva. L’attuale esercizio chiuderà con un consistente deficit. Altro fronte aperto: il progetto commerciale in Cina, finora ritardato dalla burocrazia locale.
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