Tutti lo vogliono. Tutti lo cercano. A guardar bene adesso sembra che molti tifosi rossoneri (non tutti, per carità) invochino il ritorno di Silvio Berlusconi. Roba da matti, se pensiamo a come la vecchia proprietà (e dirigenza) sia stata a più riprese bacchettata dai sostenitori. Per non parlare di come, negli ultimi anni, sia stato sollecitato un cambio di passo sul mercato e sulla gestione generale della squadra. Sono bastati quattro mesi dalla roboante campagna acquisti di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli per far tornare vecchie nostalgie. Sono gli scherzi del campo, se vogliamo chiamarli così. Compresa la beffa di Benevento al 95’.

D’ora in poi non si potrà che risalire la china, complice una nuova impostazione, mentale prima che tattica, da parte di Rino Gattuso. Da parte sua, già nella trasferta in Campania contro l’ultima in classifica, ci si poteva aspettare una piccola rivoluzione nello schieramento. Ringhio, invece, ha preferito affidarsi all’usato “sicuro”, senza voler stravolgere l’ambiente. Visto che non gli è andata benissimo (non solo sul piano del risultato finale), già da domenica prossima sarà d’obbligo impostare tutto diversamente. Altrimenti, la cultura dell’alibi rischierebbe di prendere il sopravvento.

Già, gli alibi. Quali sono quelli che evocheranno i dirigenti già nei prossimi giorni? Prima c’era Vincenzo Montella che non ingranava. Ed è stato esonerato. Ora c’è la sfortuna di prendere gol nel recupero da un portiere. E ci può stare la scarogna. Ma prima o poi le scuse finiscono. E, senza un’inversione di tendenza a 360 gradi, sarà il caso che qualcuno cominci a scusarsi coi tifosi. Gli stessi che aspettano il ritorno di “Sua Emittenza”. Proprio scene da film.