Una domenica di pomeriggio di inizio novembre, durante un derby che il Milan vincerà per 2-1, si ferma Boban. Deve uscire dal campo per un lieve infortunio, dovrà stare a riposo per un po’ e Fabio Capello ha bisogno di qualcuno in mezzo al campo. Siamo in pieno Milan “grandi firme”, i rossoneri vengono da due scudetti consecutivi ma non sono riusciti a centrare l’obiettivo europeo. Sei mesi prima a Monaco, Germania, si sono fatti fregare da un calcio d’angolo inesistente e da Basile Boli, un peperino che di certo non spiccava in altezza, capace di battere Rossi con un colpo di testa su un calcio d’angolo che non c’era.

Si è scritto e vociferato tanto di quell’Olympique Marsiglia, che prendeva la droga, che rubava le partite che aveva come presidente il chiacchieratissimo Bernard Tapie, e che soffiò la Coppa dei Campioni da sotto al naso dei capelliani. Ed è proprio dai francesi che il sergente rossonero trova la chiave per il suo centrocampo: si chiama Marcel Desailly, stazza fisica notevole, temperamento e incapacità cronica di perdere un contrasto. Durante la finestra di mercato novembrina in quel 1993 ecco approdare Marcel a Milanello, proprio nella sponda opposta a quella finalissima disputata in terra tedesca.

Non può non esistere stima e gratitudine per Desailly proveniente da qualsiasi rossonero di ogni età: da quel 1993 alla stagione 1997-98, il franco/ghanese nato ad Accra sarà la pedina addirittura decisiva per proseguire con le abbuffate di successo. Piazzato in mezzo al campo è una autentica diga: il peso specifico donato da Marcel è quantificabile verso aprile e maggio del 1994, quando prima in semifinale col Monaco e poi in finale contro il Barcellona, trascina i rossoneri a perentori successi. Un francese, che segna ai francesi elevandosi di almeno due metri da terra, troneggiando su tutta l’area e insaccando sull’uscita di Ettory, malcapitato portiere ospite. L’imponenza e la maestosità dello stacco imperioso restano roba da cineteca, e se il gol del 4-0 al Barcellona in finale è un gol che suggella una prestazione da incorniciare, è noto a tutti quanto il suo apporto fosse stato fondamentale.

Marcel Desailly ha incarnato i valori che tutti i tifosi rossoneri vorrebbero vedere: non tanto per la qualità e i gol ma piuttosto per l’impegno e la grinta che nel caso di Desailly non sono mai venuti a meno. Le due Coppe dei Campioni consecutive non verranno replicate anche nel 1995, quando il Milan perde la finale contro l’Ajax, ma Marcel si riprenderà lo scudetto nel 1996. Frangiflutti da antologia di quel Milan imperniato sul “primo non prenderle” che stabilirà record di impermeabilità invidiabili, nel 1998 passò al Chelsea un po’ frettolosamente e malinconicamente, al termine di una stagione amara che segnò la fine di un grande ciclo.