Laureatosi in Giurisprudenza nel 2015, Giovanni D’Avino è giornalista pubblicista dal 2016. Praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere, nel dicembre 2012 entra a far parte di SpazioMilan.it, per il quale attualmente svolge il ruolo di Coordinatore di redazione. Da alcuni anni collabora anche con il settimanale calcistico Corriere del Pallone.

A Benevento si è toccato il fondo: il gol del pareggio dei sanniti, arrivato al 95° con un colpo di testa del portiere, è il perfetto emblema di questo disastrato Milan stagione 2017/2018. I rossoneri non sono certamente il prototipo della squadra fortunata, ma quanto si è visto in campo negli ultimi venti minuti del match domenica è inaccettabile per una squadra dal blasone e dal palmarès di quella di Via Aldo Rossi, assediata nella sua area da una compagine che in quattordici partite di Serie A non aveva messo a referto nemmeno un punto. E’ lo zenit di un flop che nessuno avrebbe potuto pronosticare dopo la dispendiosa campagna acquisti estiva ed ora l’unica cosa “positiva” – se di positività si può parlare in questi casi – di una situazione del genere è che dal fondo si può solo risalire, resettando tutto e ripartendo. Ad ogni livello.

Cerchiamo di intenderci, rispondendo ad alcune domande: il mercato estivo è stato incompleto? Si, perchè andavano presi una mezz’ala ed un esterno sinistro d’attacco. I nuovi acquisti sono delle pippe clamorose? Assolutamente No, quasi tutti loro sono Nazionali. La squadra attuale è migliore di quelle degli ultimi anni? Assolutamente Si, senza se e senza ma. L’esaltazione, con annesso show di fine mercato, è stata affrettata? Pare proprio di si. Sono risposte che sta dando il campo, ma adesso sputare veleno random sarebbe superficiale e certamente sbagliato. Ed è per questo che ora tutti devono stare vicini a mister Gennaro Gattuso, chiamato alla mission impossible di rimettere insieme i cocci di un gruppo che forse ha troppo risentito dell’epocale transito dal vecchio al nuovo corso storico. La conseguenza? A poco più di due settimane da Natale non esiste ancora un’identità tattica, coi giocatori che danno sempre l’impressione di non sapere cosa fare e di non riuscire a dialogare coi compagni in mezzo al rettangolo verde. Ringhio, pertanto, dovrà innanzitutto costruire l’intesa tra i suoi giocatori e restituire loro – accanto ad una forma fisica decente, visto che siamo la penultima squadra in A per kilometri percorsi – quella cattiveria di cui lui stesso si è alimentato durante tutta la sua carriera. In questo compito, a stargli accanto deve essere innanzitutto la proprietà cinese, che ha sì onorato tutti gli impegni economici sinora assunti, ma che quanto a partecipazione nelle vicende tecniche della squadra sembra lontana ben oltre gli ottomila kilometri che separano Milano da Pechino. Yonghong Li pare sia atteso nel capoluogo lombardo nella giornata di sabato, che faccia sentire chiara la sua voce.

Intanto questa sera si scende in campo a Rijeka per l’ultimo impegno dei gironi di Europa League: un match inutile ai fini della qualificazione, già raggiunta con una giornata di anticipo e peraltro al primo posto del girone. Per questo motivo, e con il Bologna che ci attende domenica per una fondamentale sfida di campionato, Gattuso darà spazio a tante seconde (e terze) linee. Si vedranno in campo, infatti, i vari Storari, Zapata, Paletta, Calabria, Zanellato, Locatelli e Antonelli, oltre alla “coppia europea” André Silva – Cutrone. Match superfluo ai fini della classifica, dicevamo, ma una vittoria potrebbe riportare un po’ di fiducia in un ambiente che ha il morale sotto i tacchi.

In conclusione, come se non bastassero i patemi “di campo”, arrivano pessime notizie da Nyon, dove la UEFA è pronta a pronunciarsi ufficialmente sulla richiesta di voluntary agreement avanzata qualche settimana fa dall’amministratore delegato Marco Fassone. Nonostante l’ufficialità arriverà solo domani, l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha lanciato un’indiscrezione che non farà certamente piacere dalle parti di Via Aldo Rossi: secondo la Rosea, infatti, la commissione fair play del massimo organismo calcistico europeo ha bocciato la domanda. Il motivo? Innanzitutto avrebbero pesato in maniera negativa i dubbi che sin dal principio hanno avvolto l’intera operazione messa in piedi da Yonghong Li, soprattutto per ciò che concerne la reale consistenza e provenienza dei fondi serviti ad acquisire il club dalle mani di Fininvest. L’UEFA, inoltre, non avrebbe giudicato concreto e fattibile il piano di sviluppo e risanamento presentato dal club rossonero e che si basava soprattutto sugli introiti provenienti dalla Cina. Con il no al voluntary agreement, il Milan verrà sottoposto al settlement agreement, una sorta di patteggiamento a cui già soggiacciono Roma ed Inter: ciò comporterà delle sanzioni nel caso in cui Bonucci e compagni dovessero conquistare il prossimo anno l’accesso ad una delle coppe europee. Le più plausibili? Riduzione della rosa per Champions o Europa League ed abbassamento del monte ingaggi.

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